Fendi sfila a Fontana di Trevi. Arte come palcoscenico. Favorevoli o contrari?



Ieri, la Fontana di Trevi è stata per la prima volta attraversata dalla nuova collezione di Fendi ispirata alle fiabe nordiche, che celebra il 90mo anniversario della maison. Oggi, come già mi aspettavo, leggo l’indignazione di tante riviste “culturali” perché, a detta loro, i soldi non devono essere scusa per giustificare qualunque cosa. Capisco l’indignazione quando a Roma, il Colosseo viene chiuso per un festino vip, quando a Napoli si chiudono le vie del centro storico causando disagi agli abitanti, o quando viene chiusa l'Università, perché c'è la festa di D&G, ma non nel caso della Fontana di Trevi.
Ricordo quando nel 2013, con una conferenza stampa nell'ambito di AltaRoma, Fendi annunciò di aver stanziato 2 milioni e 180mila euro per il restauro di uno dei simboli di Roma, la Fontana di Trevi. Si tratta del primo di una serie di interventi conservativi che la maison controllata dal gruppo Lvmh patrocinerà grazie al progetto "Fendi for fountains". Con questo non voglio dire che i soldi possono comprare qualunque cosa, ma che l'evento Fendi è stato piacevole ed elegante, e che l'installazione della pedana di plexiglass trasparente è stata poco invasiva e ha rispettato la bellezza della fontana. Ieri l'ho vista in una nuova veste. Ieri si è trasformata in palcoscenico. Quando una cosa è ben fatta diciamolo! Ho visto uno spettacolo di alto artigianato disegnato da Karl Lagerfeld per soli 200 invitati, e non ci lamentiamo se per una sera è chiusa al pubblico, ce ne faremo una ragione!

Vedendo le foto, non vi viene da dire: “che bella Trevi ieri sera!” ?







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