Zaha Hadid 1950-2016



Impossibile non parlare in questa sede della scomparsa della padrona assoluta dell’architettura contemporanea al femminile.  Impossibile non restare scossi dall'improvvisa assenza sulle scene mondiali del genio indiscusso dell’arte del progettare. Fa strano pensare che da un giorno all'altro non vedremo sul campo e tra i suoi numerosi collaboratori la donna che,  prima fra tutte, ha saputo svecchiare e coprire di lustro l’architettura contemporanea a livello mondiale.


Architetto, designer, docente, artista. Sarebbe inutile elencare tutto quello che questa donna in una trentina d’anni è riuscita a conquistare in un mondo da sempre dominato e comandato da uomini. Partita non proprio dalla patria dell’architettura, Zaha Hadid nasce a Baghdad, in Iraq, da una famiglia benestante e cresce in uno dei primi edifici bauhaus in un'epoca in cui "modernismo” significava glamour e pensiero progressista in Medio Oriente. Ha conseguito una laurea in matematica alla American University di Beirut prima di trasferirsi a Londra, nel 1972, per studiare alla Architectural Association, dove ha incontrato Rem Koolhaas, Elia Zenghelis e Bernard Tschumi. Dopo aver conseguito il titolo ha lavorato con i suoi ex professori, Koolhaas e Zenghelis, presso l'Office for Metropolitan Architecture (OMA), a Rotterdam, nei Paesi Bassi, diventando socia nel 1977. Attraverso la sua associazione con Koolhaas, ha incontrato Peter Rice, l'ingegnere che le ha dato sostegno e l'ha incoraggiata nella fase iniziale, in un momento in cui il suo lavoro sembrava difficile. Nel 1994 ha insegnato alla Graduate School of Design dell'Università di Harvard, occupando la cattedra che fu di Kenzo Tange. Nel 1980 fonda il suo studio, con sede a Londra. Dagli anni ottanta insegna alla Architectural Association.








Dagli anni ’90 inizia la sua ascesa al successo. Colleziona progetti su progetti, toccando praticamente ogni parte del mondo. Disegna e progetta ogni tipo di edificio caratterizzandolo ogni volta da forme nuove, morbide, innovative, coinvolgendo lo spazio circostante, lo spettatore, assorbendo tutto quello che le sta intorno. Morbide pieghe bianche o di cristallo si susseguono; piani e spigoli si intersecano in edifici mai visti. E’ stata la prima donna a ricevere i tre principali riconoscimenti del mondo dell’architettura: il Pritzker nel 2004, lo Stirling e la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects (RIBA). Nel 2010 “Time” l’aveva inclusa nelle 100 personalità più influenti del mondo.






Zaha Hadid ha insegnato in prestigiose università di tutto il mondo, tra cui la Harvard Graduate School of Design, dove è stato alla cattedra Kenzo Tange e presso la Facoltà di Architettura all'University of Illinois di Chicago, dove ha insegnato il presidente Sullivan. Ha anche lavorato come docente ospite presso la Hochschule für bildende Künste Hamburg di Amburgo, la Scuola di Architettura Knowlton all'Università statale dell'Ohio, la Masters Studio alla Columbia University e la Scuola Eero Saarinen di Progettazione Architettonica presso la Yale School of Architecture. Dal 2000 Zaha Hadid è stata professore ospite presso l'Università di Arti Applicate di Vienna, nel Zaha Hadid Master Class Vertical-Studio.



È stata nominata membro onorario dell'American Academy of Arts and Letters e dell'American Institute of Architects. È anche stata nel Consiglio di fondazione di The Architecture Foundation e attualmente è docente presso l'Università di Arti Applicate di Vienna, in Austria. Si dedica inoltre al design. Nel 2007 Hadid ha progettato il divano Moon System per B&B Italia. Nel 2008 ha disegnato una collezione di scarpe per Lacoste. Nello stesso anno, ha anche collaborato con la rubinetteria produttore Triflow per produrre due nuovi progetti a sua firma. Nel 2010 su commissione dell'amico Karl Lagerfeld progetta il Mobile Art Pavilion per Chanel.




Dopo aver impreziosito l’Europa e il mondo intero con i suoi edifici, gigantesche opere d’arte fortemente caratterizzate e riconoscibili, l’architetto si è spento ieri in un ospedale di Miami, lasciando una voragine nel mondo dell’architettura e una eredità immensa, sterminata per tutti coloro che vivono, lavorano e  amano questo mondo.  Lascia progetti incompiuti e in cantiere praticamente ovunque, sperando che i suoi insegnamenti  e la sua arte possano continuare a portare avanti il suo lavoro.

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