Gli allestimenti con-temporanei


Nuove forme d’arte e nuovi manufatti da esporre oggi hanno bisogno di allestimenti/spazi quanto mai flessibili per piegarsi alle molteplici funzioni e ai molteplici bisogni che ogni nuovo evento artistico richiede loro. Ogni elemento deve poter intervenire nel processo creativo e interpretativo dell’arte in cui le opere sono parte integrante dell’allestimento, anzi lo generano.
Una particolare opera d’arte in questo modo esiste solo per la durata della sua esposizione. Quella dell’allestimento viene spesso definita come un “presenza/assenza”, deve cioè affermare una propria riconoscibilità formale che non deve entrare in competizione con le opere.
La pratica di allestire è strettamente legata all’istantaneità, alla provvisorietà temporale. L’opera è decontestualizzata e deve poter comunicare perfettamente con il nuovo spazio che la ospita e con lo spettatore . QQQQQQQFGGFGuesto nuovo e stretto rapporto è oggi quanto mai aiutato e facilitato da nuovi spazi espositivi, più ampi e flessibili, dotati di una estrema malleabilità e libertà di spazio.
Ogni esposizione è un evento unico, in cui ogni singola opera vive una propria vita legata alla sua nuova collocazione e al nuovo contesto.  È un argomento affascinante  e complesso quello degli allestimenti temporanei, che comprende molti aspetti, affrontando temi nuovi e vecchi fusi insieme grazie all’immortalità delle opere d’arte e alla modernità di nuove architetture. La sottile arte dell’architettura definita “ effimera”, di quelle strutture temporanee e leggere, destinate a durar poco, ad essere rimosse dopo l’uso; strutture architettoniche vicine ad oggetti d’arredo in quanto a metodi ed utilizzi. Grandi maestri dell’architettura hanno prestato la loro arte al mondo dell’allestimento museale, entrando nella storia anche per questo.
L’allestimento, inteso come “ragione ed effetto del mettere in mostra” inizia con le Esposizioni Universali della seconda meta dell’Ottocento.
In queste occasioni appaiono per la prima volta i diversi temi che sostanziano l’atto moderno del mostrare: il tema dell’esposizione, i supporti e la comunicazione delle informazioni da fornire ai visitatori.
Nel tempo, la prassi di allestire mostre anche a carattere temporaneo ha avvicinato molto il grande pubblico al mondo dell’arte. Mostre temporanee, dedicate a un singolo artista o a una particolare corrente artistica, sono diventate nel tempo fondamentali perché portano ad un continuo rinnovamento del museo/spazio espositivo. Le più innovative esperienze in questo campo iniziano nell’ambito delle avanguardie negli anni ’20 e ’30. Il problema del museo, della mostra, del mettere cioè
in forma nello spazio l’opera d’arte è uno dei grandi temi, sorto negli anni ’30, che ha qualificato l’attività dei migliori architetti italiani, insegnando molto anche agli storici dell’arte. Dagli anni ’40 in poi si afferma “l’arte” dell’allestimento temporaneo in Italia, toccando l’apice della creatività e della maggior fortuna negli anni ’50-60. Nel tempo c’e stato un cambiamento delle tecniche espositive, che ha portato dal concetto di mostra finalizzato all’esposizione degli oggetti, a forme espositive in cui la mostra stessa diventa l’oggetto primario.
Dal 1945 le mostre temporanee in Italia si susseguono senza sosta, diventando sempre più coinvolgenti perche vivaci, stimolanti e persuasive.

Gli allestimenti temporanei piacciono perchè sono visti come un importante strumento di revisione critica e di ammodernamento in campo museografico: cantiere sperimentale in cui si possono mettere alla prova nuove forme di illuminazione, esposizione, didattica. Le esposizioni italiane tra le due guerre, quelle allestite a Milano per la Triennale, a Roma per la Quadriennale e a Venezia per la Biennale da artisti come Albini, Scarpa, gruppo BBPR, guardano al tema degli allestimenti come a una perfetta unità delle arti.
Per Lodovico Belgiojoso l’esposizione temporanea in Italia e divisa in 3 periodi:
- primo periodo tra gli anni ’30 e gli anni’40: periodo di grandi invenzioni, di grande sforzo creativo
- secondo periodo, dal ’45 al ’60, in cui si riscontra una spinta minore alla ricerca del nuovo e un approfondimento delle esperienze precedenti.
- terzo periodo, dal ’60 in poi, in cui si percepisce un ripiegamento sui dettagli del passato.
Negli anni ’80 l’Italia è il paese delle mille e mille mostre, spesso anche eccessivamente affollato da troppi eventi espositivi non del tutto riusciti o affrettati nei risultati quanto nelle intenzioni. Si arriva cosi agli anni ’90 in cui si risconta un ritmo a calare, una caduta di tono rispetto al clima di entusiastica produzione del passato. Anche il territorio dell’arte, dopo le trascorse stagioni delle performances e degli happening degli anni ’60 e ’70, vira sempre più, negli ultimi decenni, verso una ricorrente sovrapposizione tra arte e allestimento.
Oggi è un mondo a parte. L’arte contemporanea prende mille strade  e mille forme, gli spazi contemporanei  non devono seguire rigide impostazioni distributive e le mostre temporanee sono spesso solo un modo per richiamare il grande pubblico, per attirare la massa, cono poca cura e zero innovazione per quanto riguarda gli allestimenti. Ma questo è un altro argomento.

Se avrò modo di riprendere l’argomento, mi piacerebbe raccontare di come nasce un allestimento, di quali sono le sue parti, i suoi scopi, le sue caratteristiche principali, per farvi avvicinare meglio ad un mondo affascinantissimo, magari portando testimonianze di giovani architetti impegnati oggi nell’allestimento temporaneo.

maxxi,Roma

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