Micheale Janicki - Una città di carta

Michael Janicki nasconde la sua identità e si svela attraverso le sue creazioni. Difficile reperire un’intervista, una dichiarazione, qualche cenno biografico; più semplice interpretarlo guardando il suo account su Vimeo.


Sappiamo che è un artista della Londra casual hipster, specializzato in motion graphics, che concentra la sua expertise nel settore sull’intersezione di ambienti costruiti ad hoc e oggetti di uso quotidiano animandoli in modo insolito. Non si basa su schemi e tecniche studiati al college - li supera - piuttosto si lascia ispirare dalla musica - specie dal sound elegante e nostalgico di Kurt Vile, che con Janicki condivide l’esaltazione per la linearità dello stile - e si lascia influenzare, orientare e stimolare dalla sua città i suoi rumori, la sua architettura, i suoi difetti. E come un cantautore trascrive parole raffinate per omaggiare la sua musa ispiratrice, così Janicki persegue l’originalità della forma e dell’espressione per regalare, oltre a uno spunto di riflessione, una raffigurazione singolare e sensazionale della capitale inglese.




La sua costante ricerca dell’unicità è perfettamente riscontrabile in uno dei suoi latest works: Paper City. Un tour guidato da un occhio unico in una metropoli fragile ed effimera, come quelle contemporanee, fatta di geometrie emergenti erette al momento giusto. Il paesaggio urbano presentato - pieno di idiosincrasie e filmato da un elicottero invisibile che riprende la nascita e la disfatta di ogni elemento, è sterile e asettico con grattacieli, ponti, boschi, montagne, alberi, panchine e strade tortuose che crescono e si ripiegano svelte dopo il nostro simbolico passaggio. Si accartocciano e si sbriciolano per non farsi osservare e vivere, scompaiono veloci sotto il terreno di carta da cui provengono. Ogni figura è accuratamente modellata con un gioco di luci e ombre equilibrato e ben studiato per produrre un movimento fluido e delicato, simile a quello dello skateboard, accessorio sportivo caro all’artista.

Sembra proprio che Janicki abbia trasfigurato in video i pensieri di John Green: è una città di carta. Guardala, guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti rimbambiti dalla frenesia di possedere cose. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili.

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