La forza della memoria di Anselm Kiefer, artista contemporaneo


Mi sono imbattuto per la prima volta nelle opere di Anselm Kiefer durante una visita turistica al Guggenheim Museum di Bilbao nel 2007. Quando ci si trova all’interno di un’architettura tanto maestosa, famosa e affascinante è sempre difficile rimanere colpiti dalle esposizioni artistiche che vengono ospitate al suo interno perché ciò che stupisce maggiormente è la struttura stessa. Beh, Anselm Kiefer è riuscito a catturare la mia attenzione più di chiunque altro artista contemporaneo!
Probabilmente questo è stato il motivo per il quale nel 2011 Kiefer ha inaugurato con le sue opere il nuovo museo di Tel Aviv, il “Tel Aviv Museum of Art”, edificio destinato ad ammaliare e a far discutere, nato appunto per competere con le opere che ospita. Si è scelto di ospitare una grande mostra di Anselm Kiefer, l'artista tedesco noto per la sua ricerca ossessiva, catartica, sull'Olocausto e sulla cultura ebraica. La mostra si chiama "Breaking the vessels" (rompere i vasi, che, secondo la Kabbalah, contenevano l'emanazione della luce divina prima della nascita del cosmo) e va a riempire spazi nati per diventare lo scrigno dell'arte contemporanea israeliana in un ambiente che vuole essere, esso stesso, simbolo della cultura del Paese.



Anselm Kiefer (Donaueschingen, Germania, 1945) è uno dei più conosciuti, studiati e prolifici artisti contemporanei, simbolo di un’arte che riflette costantemente sulle grandi questioni storiche e culturali del presente e del passato.La storia tedesca del periodo nazista e la sua rimozione collettiva sono il punto di partenza di tutta l’opera di Anselm Kiefer, il quale non cessa di interrogarsi su quale possa essere il ruolo di un artista tedesco dopo l’Olocausto. Kiefer tuttavia non è mai direttamente interessato agli aspetti di stretta attualità della storia ma va alla ricerca degli elementi religiosi, filosofici e simbolici che sono all’origine degli eventi, indagandone le radici nascoste e invisibili: nelle sue opere dei primi anni ‘70, infatti, sono presenti continui riferimenti al misticismo germanico che fu alla radice dell’ideologia nazional-socialista.




Quella di Kiefer è un’arte complessa, in cui convivono riferimenti alla filosofia tedesca, al simbolismo romantico, alla mitologia germanica, alla religiosità giudaico-cristiana, all’alchimia come capacità di trasformazione del mondo, metafora dell’arte e della sua funzione di intepretazione della realtà. Dopo un viaggio a Gerusalemme, nel 1984, gli interessi di Kiefer si aprono alla tradizione della mistica ebraica della Cabala che diventerà uno dei temi ricorrenti della sua opera; in questo decennio l’artista intraprende inoltre lunghi viaggi in Egitto, Yemen, Brasile, India e America Centrale alla ricerca dei segni delle antiche civiltà scomparse.




Punto d’arrivo dell’interesse di Kiefer per il tema delle grandi strutture monumentali costruite dall’uomo è il progetto de La Ribotte a Barjac (nel sud della Francia), residenza dell’artista tra il 1993 e il 2007. La Ribotte è quasi una piccola città composta di edifici, scale, cunicoli e gallerie che si snodano su una vasta superficie nella campagna francese, esposta alle intemperie e agli elementi naturali e perciò destinata a trasformarsi in rovina. Il complesso de La Ribotte si può considerare l’immediato precedente e la fonte d’ispirazione del progetto dei Sette Palazzi Celesti.




L’installazione site-specific I Sette Palazzi Celesti, realizzata per HangarBicocca in occasione della sua prima apertura nel 2004, deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot – il “Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al IV-V sec. d.C. – dove si narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole arrivare al cospetto di Dio.
L’opera rappresenta il punto d’arrivo dell’intero lavoro dell’artista e sintetizza i suoi temi principali proiettandoli in una nuova dimensione fuori dal tempo: essi contengono infatti in sé l’interpretazione di un’antica religione (quella ebraica); la rappresentazione delle macerie dell’Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale; la proiezione in un futuro possibile da cui l’artista ci invita a guardare le rovine del nostro presente. 
Le sette torri, del peso di 90 tonnellate ciascuna, hanno altezze variabili tra i 14 e i 18 metri e sono realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi moduli angolari ottenuti dai container utilizzati per il trasporto delle merci. Il loro antecedente  è  il progetto de La Ribotte a Barjac nel sud della Francia, residenza dell’artista tra il 1993 e il 2007, composto di edifici, cunicoli e gallerie che si snodano su una vasta superficie nella campagna francese.

I Sette Palazzi Celesti

I Sette Palazzi Celesti
Daniele Drigo

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